La rubrica dedicata ai campioni del Gramsci-Amaldi.


Oggi la rubrica Fuori-Classe ha deciso di intervistare Chiara Mulas, alunna della 5E linguistico che ha fatto un’ esperienza all’estero da gennaio a giugno 2023 in Danimarca, più precisamente a Odense.

Ecco qui di seguito la sua intervista.

Come mai hai deciso di fare questa esperienza?

C.M.: “Perché volevo provare nuove esperienze, anche se non sapevo dove sarei finita e anche perché in quel periodo non mi trovavo bene in questo posto”.

Che differenza ci sono tra una scuola italiana e una scuola danese?

C.M.: “Innanzitutto non fanno interrogazioni e se proprio devono fare qualche orale fanno delle presentazioni. Io sono capitata in una specie di scientifico, quindi passavo molto tempo in laboratorio, poi si pranza alle 11:30; una giornata scolastica dura dalle 8:00 alle 15:15, ma molto spesso capitava che delle lezioni saltassero, ad esempio se c’era lezione alla prima ora e alla terza ora, alla seconda potevi tornare a casa. Una lezione dura un’ora e mezza e una cosa molto strana e che lì chiamano i professori per nome. C’è anche una materia, che tradotta vuol dire “cose vecchie”, dove si studiano tutti gli aspetti del mondo antico, dalla storia alla letteratura. Per le lingue potevo scegliere tra lo spagnolo, il tedesco e il francese e potevi capitare con persone diverse da quelle della tua classe. Un’altra differenza è quello che si fa solo uno sport a quadrimestre: essendo arrivata a metà anno ho fatto soft tennis al posto della salsa. I voti sono -3, 0, 2, 4, 7, 10, 12”.

Come ti sei trovata con i tuoi nuovi compagni di classe? Sei ancora in contatto con alcuni di loro?

C.M: “Sono stata molto fortunata perché ero in una classe molto unita e ogni settimana organizzavano una festa a casa di qualcuno e tutti a scuola mi ripetevano di essere stata fortunata, cosa non scontata perché ero in scuola scuola di “ricchi” e nessuno ne parlava bene. Sì, con tutti ma in particolare con una mia compagna di classe con cui ho legato molto”.

Come ti se trovata con la tua famiglia ospitante, invece?

C.M: “Mi sono trovata molto bene, la famiglia in cui ero io aveva dei figli grandi, quindi era come se fossi figlia unica e e poi sono pure venuti a trovarmi qui in Italia”.

Secondo te, questa esperienza dove ti può aiutare e dove invece no?

C.M.: “Ti aiuta perché ti rendi conto che senza i tuoi amici e la tua famiglia puoi vivere una vita da sola; ho trovato tante difficoltà nella lingua, infatti avevo sempre qualcuno che mi spiegava cosa stavano dicendo le persone, l’unica mancanza che ho sentito è stata quella di non potermi allenare”.

Consiglieresti questa esperienza ai ragazzi?

C.M.: “Assolutamente sì, innanzitutto per conoscere persone diverse non del posto ma anche persone da tutto il mondo che hanno deciso di fare l’anno all’estero, poi conoscere nuove culture, vedere nuovi posti e capire le abitudini di quel posto”.

Per concludere, hai un aneddoto da raccontarci?

C.M.: “Allora, c’erano dei corsi di danese extrascolastici fatti a posta per gli studenti exchange e ci avevano detto che avrebbero organizzato una serata dove avremmo cucinato noi la pizza, appena sono arrivata c’erano delle piadine dove noi avremmo dovuto aggiungere il sugo e la mozzarella, spacciate per pizza.

Poi un’abitudine molto interessante è quella che in certe lattine, bottiglie di plastica e di vetro sono presenti questi bollini, detti “Pont”, che ti fanno pagare un po’ di più il prodotto, ma quando vai a riciclarlo ti vengono restituiti i soldi”.

Ringraziamo Chiara per la disponibilità e noi ci vediamo alla prossima intervista.

Intervista a cura di Chiara Contu


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