Vi siete mai chiesti cosa c’è al di là delle terre, delle usanze che conoscete e con cui avete a che fare ogni giorno? Ogni sabato preparatevi a scoprire tante curiosità e storie affascinanti sulla terra e i suoi popoli, per viaggiare con noi intorno al mondo.


Conservare… col fango

Conservare il cibo è tra le più antiche pratiche umane: salatura, essiccazione e fermentazione sono alcuni degli esempi; tuttavia il cibo non rimane mai fresco. Esiste però un modo molto antico per mantenere la frutta fresca con… il fango.

In Afghanistan il clima è totalmente opposto a quello dei Paesi come l’Italia: molto freddo d’inverno e caldo quasi infernale d’estate, nonostante questo ci sono momenti durante l’anno in cui coltivare frutta e verdura è molto più semplice; addirittura in alcune regioni l’uva, le melagrane, i fichi e le albicocche proliferano tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno.

Questa abbondanza è utile alla popolazione per vivere; durante l’inverno (dove il cibo scarseggia e le disponibilità economiche sono limitate) però la frutta locale non può essere raccolta o coltivata in alcun modo, per far fronte a questo problema gli afghani utilizzano da almeno 3000 anni una tecnica detta kangina (o gangina) e funziona in modo simile ai Tupperware o qualsiasi contenitore a chiusura ermetica per conservare i cibi.

È molto semplice: una volta raccolta l’uva, ad esempio, una parte viene subito consumata mentre il resto viene suddiviso in porzioni da 1kg e conservato in forme cave di fango simili a pagnotte in modo da poter essere disposte in ambienti lontano dal sole e dalle intemperie per tutta la stagione invernale.

Questi recipienti sono composte da due parti concave di fango ad alto contenuto d’argilla in modo che la temperatura e l’umidità siano mantenute costanti; questo fango viene rinforzato con piccoli fibre di legno in modo da non sfaldarsi. Una metà viene preparata prima e messa ad essiccare al sole, poi viene inserita la frutta fresca e infine si ricopre con la seconda metà; al termine del rigido inverno le forme vengono aperte e l’uva è ancora fresca e perfettamente commestibile, pronta per essere consumata o venduta per strada.

La grande particolarità di questo metodo di conservazione è quella di essere una specie di “mini-frigo” totalmente naturale, riutilizzabile, quindi sostenibile (il fango si trova dappertutto) e soprattutto economico; inoltre è una tradizione che si tramanda da generazioni infallibile: molti afghani sono orgogliosi di questa tecnica e in più trovano che sia la migliore.

A cura di Francesco Contu


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