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La nascita di un pianeta e l’acqua: una scoperta rivoluzionaria

Sappiamo che per la vita e tutti gli organismi viventi l’acqua e il vapore acqueo sono importantissimi ma quanto possono esserlo per i nuovi pianeti?

L’acqua fin dall’alba dei tempi è nota agli esseri umani di ogni luogo per la sua fondamentale importanza nella creazione e nel mantenimento della vita sulla Terra, tanto da essere al centro di numerose pratiche religiose, di riflessioni filosofiche e di ricerche scientifiche, con obiettivo comune proprio quello di studiare la vita su questo pianeta.

È però grazie ad un recente studio astronomico, pubblicato sulla rivista Nature Astronomy, che si è giunti ad una scoperta dal valore rivoluzionario: un team di astronomi provenienti dall’Italia ma anche dall’estero, guidati dal professor Stefano Facchini dell’Università Statale di Milano, ha infatti rilevato la presenza di vapore acqueo nel disco che circonda la stella HL Tauri, un corpo celeste con caratteristiche simili al nostro Sole, situato nella costellazione del Toro, a 450 anni luce da noi.

Le quantità d’acqua trovate sono molto estese, pari a tre volte tutta quella presente nei nostri oceani qui sulla Terra, distribuite sul disco proto-planetario, ovvero la struttura composta da gas e polveri che ruota intorno a una giovane stella; l’importanza della scoperta sta anche nella possibilità di poter studiare la presenza d’acqua su questo disco stabile e freddo, poiché si tratta della tipologia che offre le condizioni più favorevoli alla formazione di pianeti. Fino ad ora infatti non si era avuta in alcuna occasione di trattare superfici del genere, dal momento che osservare l’acqua da un telescopio terrestre è assai complesso a causa del vapore acqueo presente nell’atmosfera, che degrada i segnali astronomici.

L’unico dispositivo attualmente disponibile in grado di limitare al minimo questa degradazione è il radiointerferometro Alma (Atacama large millimeter/submillimeter array), ovvero uno strumento che, grazie alla combinazione di vari radiosegnali, è in grado di determinare la posizione delle radiosorgenti cosmiche permettendo di quantificare la distribuzione d’acqua nelle diverse regioni del disco che, come si è evinto dagli studiosi, è presente soprattutto in una depressione di quest’ultimo: una zona “vuota” a forma di anello in cui, come sottolinea Facchini, è possibile che in questo momento stia nascendo un pianeta. Egli afferma inoltre come la presenza di questo vapore acqueo potrebbe influenzare anche la composizione chimica dei pianeti che si stanno formando in quelle regioni.

Questa scoperta è fondamentale anche perché si tratta della prova diretta che l’acqua è presente nei dischi proto-planetari e che dunque è possibile che si trovi anche in altri pianeti, aumentando le probabilità della presenza di vita su questi ultimi. Inoltre contribuisce a fare chiarezza sulla formazione dei pianeti: i granelli di polvere che compongono il disco sono infatti alla base del processo e l’acqua potrebbe giocare un ruolo chiave nell’unione di questi ultimi per la creazione del pianeta.

Come aggiunge Facchini, «I nostri risultati mostrano come la presenza di acqua possa influenzare lo sviluppo di un sistema planetario, proprio come avvenne circa 4,5 miliardi di anni fa nel Sistema Solare»; dunque è chiaro come questa scoperta sia un grande passo avanti nelle nostre conoscenze dell’Universo e della vita extraterrestre.

A cura di Laura Murroni


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