Ogni mercoledì le innovazioni si fanno protagoniste di questa rubrica. Approfondimenti su fisica, scienza e tecnologia raccontati dagli occhi degli studenti per gli studenti.


Una memoria universale

Fin dall’alba dei tempi, l’uomo ha usato vari mezzi per salvare ciò che riteneva più importante, per breve o lungo tempo; la stessa cosa avviene nel campo dell’informatica. E se invece ci fosse un solo dispositivo per la memoria a breve e lungo termine?

Tutti abbiamo un computer in casa, che sia, nella fattispecie, uno smartphone, un tablet o un pc, chi anche più di uno; tutti hanno una comune architettura di base: CPU (sigla che indica il processore che controlla tutto), GPU (processore che gestisce la grafica), memoria RAM e di storage. Naturalmente, senza entrare in troppi dettagli tecnici, le architetture di uno smartphone e un pc sono differenti come concezione: il pc tende ad avere tutte queste componenti separate tra loro a vantaggio della possibilità di sostituirli e ripararli velocemente; lo smartphone li “conglomera” in nome dell’efficienza e delle dimensioni.

Entrambi i dispositivi possono essere più o meno ottimizzati per offrire un utilizzo facile e intuitivo ma con alte prestazioni; proprio le prestazioni però possono essere un “collo di bottiglia” per le memorie, a causa della loro bassa velocità di scrittura e lettura. Le schede madri possono risolvere in parte il problema, aumentando i bus di memoria dedicati a RAM e storage (in pratica quanti “canali” vengono messi a disposizione per entrambi per spostare i dati) ma questo non è sufficiente. Specialmente in quest’ultimo periodo, dove le intelligenze artificiali richiedono non solo CPU più potenti ma anche delle memorie più veloci, affidabili ed efficienti

Va detto che RAM e memorie di storage (hard disk o a stato solido che siano) sono diverse come concezione: la RAM è molto veloce ed efficiente ma appena perdono corrente, anche i dati vanno a cancellarsi; le memorie storage al contrario mantengono “permanentemente” i dati (o per lo meno anche per migliaia di anni) ma sono più lente e consumano più elettricità, sebbene con gli SSD di ultimissima generazione, velocità ed efficienza sono più che buone.

Quindi per unire i vantaggi di entrambe le tipologie di memoria, da quasi un decennio ricercatori di tutto il mondo sperimentano per trovare la soluzione migliore e forse dei ricercatori inglesi l’hanno trovata: ULTRARAM. Figlio di ricerche da parte del fisico Manus Hayne della Lancaster University questo prototipo di memoria sembrerebbe la soluzione perfetta ai problemi del domani, con bassi consumi elettrici, molto veloce e resistente al tempo.

Ovviamente ora non è un dispositivo pronto al commercio, per il momento c’è solo un brevetto depositato negli USA e la tecnologia del dispositivo è poco più che sperimentale ma, con l’avvento di IA sempre più potenti e dispendiose a livello di calcolo ed elettricità, ULRTARAM può spianare la strada per processi più economici

A cura di Francesco Contu


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