Ogni mercoledì le innovazioni si fanno protagoniste di questa rubrica. Approfondimenti su fisica, scienza e tecnologia raccontati dagli occhi degli studenti per gli studenti.


Bellezza senza tempo: il rossetto più antico del mondo

Non solo sopravvivenza ma anche svago e cura di se: questi erano i popoli del passato e delle recenti scoperte archeologiche possono dirci qualcosa in più sul loro stile di vita.

Quando si pensa alle popolazioni antiche che abitavano questo pianeta, le prime cose che vengono in mente sono probabilmente le loro innovazioni nella caccia o nell’agricoltura, o magari i reperti che ci hanno lasciato; spesso passa in secondo piano il fatto che erano umani esattamente come noi e in quanto tali avevano passioni, interessi, sentimenti e curavano il loro aspetto ricorrendo, ad esempio, a sofisticati cosmetici.

E proprio a quest’ambito appartiene la nuova ricerca, effettuata dall’Università di Padova in collaborazione con la Facoltà di Archeologia dell’Università di Teheran e pubblicata sulla rivista “Scientific Reports”: in Iran è stato scoperto e analizzato il rossetto più antico del mondo, risalente a circa 4.000 anni fa e databile dunque tra il 1900 e il 1700 a.C..

Questo possedeva anche un astuccio che lo conteneva, di aspetto straordinariamente moderno, a forma di cilindro realizzato in clorite e scolpito con motivi geometrici.

Il cosmetico in sé è invece una preparazione di colore rosso cupo, a base di ematite, manganite e braunite mescolate a oli vegetali e cere, che la rendevano molto simile alla composizione di un moderno rossetto e ciò ha fatto pensare ai ricercatori che probabilmente veniva usata per colorare le labbra.

Come sottolinea il ricercatore del dipartimento di Beni Culturali dell’università padovana Massimo Vidale, uno dei coordinatori dello studio, “Questa scoperta si aggiunge ai risultati di una linea di ricerca che rivela come gli artigiani dell’antico Iran, già 5.000-4.000 anni fa, avessero elaborato conoscenze molto avanzate sui composti metallici, naturali ma anche sintetici, che permettevano la produzione non solo di kohl*, ma anche di fondotinta a base di carbonato di piombo (biacca), e ombretti che, grazie all’aggiunta di cloro-carbonati di rame e piombo, e forse di urea, viravano la colorazione chiara di base verso sfumature di azzurro e verde”.

Ciò che è interessante è il fatto che questo rossetto contenesse tracce minime di minerale di piombo, e questo fa pensare che coloro che lo utilizzavano fossero pienamente consapevoli dei pericoli dell’indigestione diretta di questo metallo.

Secondo gli studiosi, inoltre, è possibile che “il trucco femminile, in contesti sociali formali e cerimoniali, fosse un’importante componente della manifestazione pubblica del ruolo dominante di uno strato elitario della popolazione”.

Questa scoperta pone dunque l’attenzione su quello che è considerato universalmente un must have del trucco e in generale della società, e che lega generazioni di donne e uomini da secoli, usandolo per definire il proprio status e la propria identità, come nel caso di David Bowie, per cui era emblema di ribellione, o delle Suffragette di New York, delle quali il rossetto rosso era presto diventato un simbolo.

* Il corrispondente, molto diffuso in Medio Oriente e Nord Africa fin dal 3100 a.C., della matita nera per gli occhi: una pasta ottenuta mescolando la galena, un minerale di piombo di colore nero, con grasso, olio o acqua.

A cura di Laura Murroni


Clicca qui per leggere le puntate precedenti: