Le Muse erano custodi della cultura e delle arti, perciò danno il nome a questa rubrica, che potrete leggere ogni martedì. All’interno forniremo consigli e approfondimenti attorno a temi di letteratura, cinema e musica.


Sofia Coppola: la regista delle donne

Dalle camerette rosa delle sorelle Lisbon fino alla sfarzosa corte di Versailles e all’adolescenza di Priscilla Beaulieu, Sofia Coppola ha scritto la storia del cinema femminile in pochi anni: negli ultimi decenni, ha lasciato un segno nella rappresentazione della “girlhood” (adolescenza femminile) in un definito stile denominato recentemente coquette (dal francese “civettuolo”): fiocchi rosa, colori pastello, crocifissi e rosari, libri, insieme a un’atmosfera generale di femminilità ed eleganza.

Sofia si introdusse come portavoce di una realtà adolescenziale molto scomoda: portò come temi all’interno dei suoi film la fragilità, la solitudine, la depressione giovanile, la frivolezza, la promiscuità e la devozione all’amore, talvolta tossico e drenante. Toccò tutti i tasti dolenti che nessuno ha mai avuto il coraggio di toccare e per questo spiccò come “regista della donna”. Riuscì a spezzare lo stereotipo di adolescenza perfetta, esponendola al pubblico con una passione e una cura dei dettagli meravigliosa e cruda allo stesso tempo.

<<Non hai ancora l’età per capire quanto diventi complicata la vita, Cecilia.>>

<<Evidentemente lei, dottore, non è mai stato una ragazzina di tredici anni.>>

Cecilia Lisbon, Il Giardino Delle Vergini Suicide (1999)

Questa è una frase celebre de Il Giardino delle Vergini Suicide. Cecilia fu la più giovane delle cinque sorelle Lisbon; fu una sognatrice, una ragazza riservata ma cosciente, creativa; credeva fortemente in Dio, come lo si nota dalle numerose immaginette e rosari intorno alla sua camera. Insieme alle sue sorelle, visse in un ambiente molto severo, che le portò a togliersi la vita. Le loro storie sono raccontate da dei ragazzi loro conoscenti, che vi sovrapposero il loro punto di vista maschile, distorcendo la storia a loro piacere. Con questa narrazione Sofia Coppola intende proprio rappresentare quanto le ragazze siano incomprese.

In ogni scena il loro disagio fu minimizzato, la loro figura umiliata e i loro sentimenti non validati, perché appena adolescenti.

<<Ero una regina e mi hanno tolto la corona, una moglie e hanno ucciso mio marito, una madre e hanno portato i miei bambini lontano da me. Mi è rimasto solo il mio sangue, prendetelo. Ma non fatemi soffrire a lungo.>>

Maria Antonietta, Marie Antoinette (2006)

Questa frase, forse la più celebre del film Marie Antoinette, narra di una donna a cui non è rimasto più nulla. Dopo aver passato la sua vita da adolescente e giovane adulta tra gli sfarzi eccessivi dentro la grande bolla della corte di Versailles e tra la noncuranza verso il suo popolo, Maria Antonietta pagò a caro prezzo la sua negligenza. Durante la rivoluzione francese, infatti, cercò di salvare la monarchia assoluta, senza successo. Dopo essere stata arrestata, fu condannata alla pena di morte con higliottina.

Nel film di Sofia Coppola è rappresentata come una ragazza frivola, incredibilmente materialista e capricciosa, oltre che non interessata ai problemi del popolo, ma anche una straordinaria madre e moglie, molto legata alla sua famiglia. È importante considerare che fu data in moglie a Luigi XVI ad appena quindici anni, perciò qui si ritorna ai temi tipici della regista: un’adolescenza triste, subito interrotta dalle responsabilità adulte, che naturalmente non riuscirà a gestire; inoltre, Maria Antonietta fu disapprovata soprattutto dal popolo, perché austriaca.

A cura di Sofia Pau


Immagine di brgfx su Freepik

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