In questa rubrica le notizie provengono dalla caverna, come l’uomo del mito di Platone e, proprio come lui, uscendo acquisiscono una nuova luce e nuove conoscenze. Per questo motivo qui ci proponiamo di raccontare ogni giovedì quella filosofia che è al centro della vita dell’uomo da millenni.


Il viaggio: scoperta e mutamento

Negli ultimi anni il tema del viaggio è divenuto argomento centrale di numerose discussioni, specialmente nel periodo di emergenza che ha visto coinvolto tutto il mondo durante la situazione pandemica, ormai conclusasi nel 2021-22. C’era chi non soffriva per lo stato di quarantena e chi, al contrario, sentiva il bisogno incessante di riscoprire il mondo al di fuori delle proprie mura di casa, stare con i propri cari e vivere continue esperienze. Ciò chiaramente ebbe delle ripercussioni anche sull’ambiente scolastico, non più luogo indicativo per la socializzazione giovanile, ma puro pretesto per riempire le menti degli studenti con le informazioni trasmesse dietro uno schermo, o almeno questo si tentava di fare.

Effettivamente, quando si pensa a uno degli studiosi che gli stessi studenti si trovano davanti nel percorso scolastico si immaginano persone sempre chiuse nelle proprie case sommerse da libri, fogli, inchiostro e una mente capace di vagare nei meandri più remoti di teorie a prima vista assurde, impensabili e talvolta anche illogiche. Eppure vi sono stati molti esempi di filosofi che hanno affrontato viaggi importanti, chi per motivi legati alla ricerca di cultura come nel caso di Platone in Egitto, chi per necessità come Giordano Bruno per sfuggire alle accuse attribuitegli a causa delle sue teorie filosofiche.

L’idea del viaggio è  spesso considerata positivamente dalla maggior parte dei filosofi, come una via verso la verità, individuale o meno che fosse. Parmenide, agli albori della filosofia, riteneva che il viaggio nel cielo lo avesse condotto a sentire il vero la stessa dea della giustizia. Si può citare anche la filosofia cristiana con Agostino, secondo il quale il cristiano non doveva fermarsi solo a contemplare le bellezze del mondo, ma ricercarne di nuove e compararle tra loro.

Insomma: il viaggio rappresenta un’esperienza fondamentale della vita, entrambe forme di movimento e mutamento costante.

A questo punto sovviene una domanda la cui risposta può sembrare semplice ma che è importante sottolineare: l’individuo che torna dal viaggio è completamente diverso rispetto alla partenza? Lo stesso Nietzsche parla dell’uomo-vascello il cui viaggio rappresenta un profondo mutamento per l’individuo, ma per esempio Seneca sosteneva che il viaggio non fosse la vera chiave per la risoluzione dei propri problemi, che appesantiscono il viaggiatore fino alla loro effettiva risoluzione.

Dunque l’identità soggettiva è o non è immutabile? Il viaggio si tratta davvero di un tentativo di fuga invano dalle difficoltà? Qual è la fantomatica verità che si dovrebbe scoprire una volta tornati a casa?

La verità è che la vita stessa è un viaggio, costantemente. Ogni cosa, ogni persona conosciuta, ogni suono ignoto, ogni colore e forma che ci circonda rappresenta un’esperienza che può essere significativa per la propria esistenza.

L’ignoto spaventa, spesso ci allontaniamo da esso ma un volta vicino e non più “altro da me”, per citare Hegel, noi reagiamo di conseguenza. Le nostre emozioni, negative o positive che siano, sono in realtà una via non per comprendere noi stessi, ma per forgiare parti di noi, anche se in piccola parte.

Il viaggio è scoperta e mutamento, sensazione e riflessione, la via che collega mondo e animo.

A cura di Fede Acca


Clicca qui per leggere le puntate precedenti: