Le Muse erano custodi della cultura e delle arti, perciò danno il nome a questa rubrica, che potrete leggere ogni martedì. All’interno forniremo consigli e approfondimenti attorno a temi di letteratura, cinema e musica.


La fede è in pericolo

Il commissario Alvise Terranova ha tre passioni: il vino, Tom Waits e la poesia.

Nella notte del 10 novembre, alle soglie della celebrazione della Madonna dello Schiavo, Carloforte affronta un temporale che inghiotte l’isola nella foschia e nel mare in burrasca. L’acqua sembra portare tutto via con sé, e sembra placarsi solo quando il vento infuria. 

Alvise è tornato da poche settimane nella sua isola natia, dove ha vissuto fino ai quattordici anni, e quella sera, dopo un bicchiere di buon vino mette sul giradischi un disco del suo cantante preferito. Ma la puntina si spezza e, cercando invano qualcosa da guardare in televisione, scopre che a nessun canale arriva il segnale, tranne a Tele Radio Maristella, la piccola emittente locale. Il cronista Mario appare disperato, e nonostante affermi che negli ultimi tempi si veda di tutto, sa che non si è mai vista una catastrofe del genere abbattersi sull’isola. 

Il malcontento però, sembra andare oltre il maltempo: “Che cosa ci sta dicendo nostro Signore? Ci sta dicendo che sono tempi bui, questi. Tempi in cui è opportuno ritrovare la fede. E che cosa fanno, invece, certi cristiani? Organizzano una raccolta firme per mandare via il nostro caro sacerdote, padre Moresco!”.

Ad un certo punto, dopo una discussione in studio, la telecamera si ferma sul muro della chiesa, dove è stata scritta una frase con la vernice rossa. Nonostante la violenta pioggia l’abbia in parte scolorita, la scritta sembra sanguinare, come una ferita aperta. Il messaggio è chiaro, inequivocabile:

LA FEDE È IN PERICOLO. 

La mattina dopo Alvise riceve una chiamata: Padre Moresco è stato trovato morto nella sagrestia dalla perpetua, Ines, e dalla vedova Opisso. Per il dottore della guardia medica, il famigerato “Topo”, e per il medico legale, non ci sono dubbi: la morte è sopraggiunta naturalmente, o meglio, accidentalmente, a causa di una caduta dalle scale. Ma Alvise nota che il prete non è caduto in avanti, perché ha la faccia rivolta verso le scale, e, non convinto, decide, all’insaputa del questore, di iniziare le indagini con l’aiuto dell’ispettore Gianmarco Rivano. 

I sospetti che quello non sia stato un’incidente aumentano sempre di più: il malcontento dei cittadini che aveva portato alla petizione era scaturito dal fatto che il prete non volesse rendere la festa patronale turistica come voleva il comune, c’è una chiave trovata nel tabernacolo che non sembra aprire nessuna porta della chiesa, e le due donne raccontano di aver visto, la notte della morte del prete, Padre Moresco litigare davanti alla chiesa con Maddalena Tiragallo. Maddalena Tiragallo: un nome che arriva addosso ad Alvise come un pugno in pieno volto, il nome della sua compagna delle medie che tutti desideravano e di cui anche lui si era invaghito e che, dopo essere diventata cieca, ha cambiato totalmente vita. 

E così il commissario si trova a fare i conti con il suo passato, non solo quello della vita che aveva lasciato a Carloforte a quattordici anni, ma anche con i suoi problemi di cuore che non sembrano volerlo lasciare tanto facilmente, neanche quando reincontra Elisabetta, una sua vecchia compagna di classe, che sembra l’unica a ricordarsi della sua passione per la poesia, barista del bar di famiglia che reincontra per caso al bar Oblò, pronta a stravolgere i suoi piani. 

Anche quando Terranova riceve una lettera anonima e tutti i sospetti sembrano spostarsi in un’unica direzione, Alvise, mai stato innamorato della versione più facile, continua l’indagine contro il parere di tutti. Tra trame politiche, clientelismi locali, intrighi di diversa natura, tentati sabotaggi e depistaggi, Alvise riuscirà a scoprire il segreto, tenuto a lungo nascosto e inimmaginabile, che è costato la vita di padre Moresco. 

Quella offerta da Antonio Boggio nel suo romanzo d’esordio è una straordinaria immagine di quotidianità: in un’isola dove nessuno parla e tutti i segreti rimangono nascosti, dove i legami di amore e di odio tra le persone appaiono totalmente opposti, dove le persone che appaiono più buone e giuste nascondono dei peccati inconfessabili, Alvise deve scavare in una realtà che gli stessi abitanti di Carloforte non vogliono accettare, un po’ per vergogna, un po’ perché la verità risulta sempre scomoda. 

L’abilità dello scrittore è quella, in sole 400 pagine, di inserire il giallo in una vera esperienza visiva e uditiva: il lettore, pagina per pagina, sembra attraversare le vie di Carloforte, vedere i colori delle case e i volti delle persone, sentire il suono delle onde della spiaggia di Punta Nera, pranzare insieme al commissario da Secondo e ascoltare Tom Waits insieme ad Alvise. Antonio Boggio scrive un romanzo giallo nuovo e intrigante, dove storie parallele e intricate sembrano unirsi insieme nella conclusione dell’opera in un unico filo conduttore che per tutta la storia, attraverso piccolissimi dettagli, è stato sempre presente. 

“Si guardò intorno. Il cuore gli tamburellava nel petto; la chiave gli tremava sulla punta delle dita. Pensò e ripensò a tutta quella vicenda, a come l’aveva affrontata, rimproverandosi alcuni suoi comportamenti. Avrebbe potuto comprendere prima? <<Del senno di poi sono piene le fosse>> aveva detto il sindaco.

[…] Il metallo scivolò perfettamente dentro la toppa: un’unione perfetta. 

Le due metà che si incontrano”.

A cura di Chiara Pillicu


Immagine di brgfx su Freepik

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