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Un volo di pace

Un mondo diviso con la minaccia della bomba atomica, complessi rapporti diplomatici tengono in piedi il mondo; cosa succede su un ragazzo armato di coraggio fa l’impensabile?

Guerra Fredda, 1987, Unione Sovietica, Piazza Rossa a Mosca; sembra l’incipit di un film fantascientifico hollywoodiano quando in realtà è il preambolo di una storia tra le più bizzarre e strane mai avvenute: la storia di Mathias Rust, all’epoca 19enne, che noleggiò un aereo e volò in barba a tutti dalla Germania Ovest verso l’URSS per un gesto, a sua detta, di pace.

Tutto inizia intorno a metà maggio di quell’anno quando il giovane Mathias, pilota poco esperto, decise di noleggiare un Cessna 172 nei dintorni di Amburgo e girare il Nord Europa: dalle isole Faroe verso la penisola scandinava e infine Mosca.

Ma facciamo un passo indietro: in quegli anni il mondo era diviso tra USA e URSS e l’Europa ne rappresentava lo spaccato più evidente; la Germania ancora di più con la parte Ovest (RFT) membro della NATO e la parte Est (RDT) membro del Patto di Varsavia (in breve un’alleanza a metà tra NATO e UE). La divisione tra le due superpotenze era su piano ideologico, economico e politico e i loro rapporti diplomatici erano al massimo “freddi”, in rotta di collisione costante. Quell’anno poi era cruciale per via di un inasprimento diplomatico tra i due Paesi quindi di per sé entrare a Mosca era rischioso… ancora di più con un volo aereo non autorizzato, dato che solo 5 anni prima un Boeing 747 della Korean Air Lines aveva, per errore, attraversato lo spazio aereo sovietico senza autorizzazione e le difese aeree sovietiche non si erano fatte troppe domande e lo avevano abbattuto, uccidendo 269 persone.

A Mathias tutto questo non sembrò troppo pericoloso quando il 28 maggio decollò da Helsinki (Finlandia), apparentemente verso la Svezia, ma in realtà verso il Cremlino; per farlo spense ogni apparecchio radio e volò “in silenzio” facendo perdere le tracce all’aviazione finlandese (che lo cercò pure!).

Una volta giunto nei pressi di Tallinn (oggi Estonia), i radar sovietici lo individuarono e da qui per il giovane pilota iniziarono i momenti di ansia e terrore puro. Per una serie di circostanze fortunate non venne abbattuto ma solo sorvegliato a tratti, complice l’incidente del 1982 (che aveva diminuito l’aggressività per casi simili) e un addestramento che impegnò le forze aeree nell’area; tranne qualche intercettamento con i caccia, il volo fu indisturbato tutto il tempo.

Sorvolando Mosca, Mathias s’accorse che non era fattibile arrivare al Cremlino per via della pericolosità dell’atterraggio; si diresse quindi verso la Piazza Rossa poco distante. Inizialmente sembrava tutto tranquillo: la gente del posto (arrivata in migliaia per vedere chi era l’impavido pilota) lo accolse dandogli pane e sale, ma circa un’ora dopo il KGB (i temibili servizi segreti sovietici) lo prese con sé; fu allora che iniziarono i veri problemi per Mathias.

Interrogatori duri, accuse e carcere: il 19enne affrontò tutto questo. I servizi segreti lo bollavano come spia, lui si definiva come un ragazzo con un sogno: “Un volo come ponte simbolico tra Occidente e sovietici, un gesto di pace”. Alla fine riuscì a tornare in patria nell’agosto del 1988, ma tutti lo definirono “un pazzo capace di mettere a repentaglio la pace mondiale”.

Concludendo, l’impresa di Mathias Rust in un certo senso fu titanica: sorvolare la nazione più armata del tempo per “unire” le due sponde del mondo di allora; anche se le conseguenze furono poi terribili, va riconosciuto il coraggio per aver compiuto un gesto storico fondamentale.

A cura di Francesco Contu


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