Ogni mercoledì le innovazioni si fanno protagoniste di questa rubrica. Approfondimenti su fisica, scienza e tecnologia raccontati dagli occhi degli studenti per gli studenti.


Un chip… da mangiare

Come si può rendere utile un microchip in cucina? L’Italia ha dato non una, ma ben tre risposte e applicazioni interessanti.

Quando si parla di Italia all’estero, la prima cosa che viene in mente è il cibo e la loro qualità, tanto che anche nelle pubblicità si enfatizza questa caratteristica; esempi possono essere due formaggi: il Grana Padano, nei cui spot pubblicitari viene detto come sia “il formaggio D.O.P. più consumato al mondo”, e il Parmigiano Reggiano. Tuttavia si viene a creare un problema non da poco: i falsi prodotti.

Per mantenere l’autenticità del Parmigiano, la filiera produttiva ha introdotto, come test, dei microchip delle dimensioni di un granello di sale nelle croste di 100.000 forme di formaggio; tutto per garantire al consumatore il vero prodotto, grazie alla tecnologia della blockchain (la stessa tecnologia usata per garantire la tracciabilità delle criptovalute) che genera un codice unico per ogni forma.

Non è la sola applicazione dei chip commestibili; possono essere usati anche per avvertirci se un alimento è avariato, comunicando con i nostri telefoni. Ma in Italia altre due nuove sperimentazioni sono state oggetto di studio nel corso di questi ultimi mesi: una batteria e un prototipo di pillolamedicinale.

La batteria è stata realizzata attraverso materiali comuni e non tossici come alghe, carboni attivi, acqua più varie vitamine e minerali; per ora una capacità molto limitata e un’autonomia ridicola se confrontata con una pila tradizionale ma, nonostante questo, è il primo passo nel trovare alternative alle terre rare ed inquinanti come il litio e il cobalto.

Invece questa “pillola” non è altro che un chip fatto di circuiti in oro liquido (a 24 carati, usato già come decorazione) all’interno di un involucro di chitosano (materiale che compone il guscio dei granchi); due le possibilità per ora studiate: monitorare eventuali patologie intestinali e assimilare gradualmente un possibile farmaco in modo controllato e costante.

Seppur ancora allo stato sperimentale, queste nuove ricerche possono portare l’uomo a risolvere molti problemi della società odierna, sia nel breve che nel lungo periodo: meno spreco di cibo, meno contraffazioni dei cibi e, anche, minori rifiuti elettronici.

A cura di Francesco Contu


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