In questa rubrica le notizie provengono dalla caverna, come l’uomo del mito di Platone e, proprio come lui, uscendo acquisiscono una nuova luce e nuove conoscenze. Per questo motivo qui ci proponiamo di raccontare ogni giovedì quella filosofia che è al centro della vita dell’uomo da millenni.


“Vedo e quindi so”: il legame tra luce e conoscenza

Chi legge sa molto, ma chi osserva sa molto di più
– Alexander Dumas figlio

Uno dei tratti distintivi della cultura occidentale è la predominanza della vista sugli altri sensi, ereditato dalla cultura classica e in particolare greca.

Lo sguardo infatti assume importanza fondamentale in molti miti del mondo antico: pensiamo allo sguardo di Medusa, che aveva la capacità di trasformare gli uomini in pietra, o alla storia di Narciso, che si innamorò di sé stesso solo guardando il proprio riflesso. Oppure ancora alla tragedia dell’Edipo Re, in cui il protagonista, dopo una disperata ricerca nel buio, finalmente comprende di essere proprio lui il colpevole: vede la luce, e per punizione al proprio male sceglie di cavarsi gli occhi, perdendo ciò che c’è di più importante; appena i suoi occhi si aprono, decide di chiuderli per sempre.

Ahimé, ora tutto è chiaro! Che io possa vedere per l’ultima volta la luce del sole!” (Sofocle, Edipo Re)

Per l’uomo antico vedere e conoscere sono due concetti strettamente legati: grazie alla luce possiamo vedere, e di conseguenza comprendere ciò che è intorno a noi. Ciò è evidente nel verbo greco oráo, «io vedo»: esso ha tra le sue forme verbali il perfetto oída, parola che viene tuttavia usata col significato di «io so». Per i Greci, quindi, era molto chiaro questo concetto: vedere vuol dire sapere, perché la conoscenza si basa su un qualcosa di già sperimentato nel passato.

La luce quindi da sempre è stata simbolo di conoscenza, e ciò si manifesta anche in filosofia.

Platone, nella Repubblica, descrive il processo di ascesa verso il sapere e le idee come un percorso che parte dagli oggetti colti attraverso i sensi alla comprensione delle idee grazie all’intelletto. Al culmine di questo processo si arriva all’idea di Bene, principio supremo da cui derivano tutte le altre idee. Per spiegare meglio questo concetto si serve di una metafora: l’idea del Bene è simboleggiata dal sole, e come il Bene fa sì che si possano comprendere le idee, così il sole permette di vedere le cose sensibili, da cui parte la conoscenza del mondo anche intelligibile.

Sempre rifacendosi a questa metafora, Platone illustra nel mito della caverna l’uscita dell’uomo dall’ignoranza e l’illuminazione di una nuova conoscenza.

Puoi dire dunque, feci io, che io chiamo il sole prole del bene, generato dal bene a propria immagine. Ciò che nel mondo intelligibile il bene è rispetto all’intelletto e agli oggetti intelligibili, nel mondo visibile è il sole rispetto alla vista e agli oggetti visibili.” (Platone, Repubblica)

Ripercorrendo la storia della filosofia, notiamo come dal pensiero di Plotino nasca una nuova idea di luce: viene infatti associata alla divinità, e diventa una manifestazione spirituale che irraggia e mostra la realtà divina agli uomini. Partendo da ciò si costituirà tutto il pensiero cristiano e medievale, rappresentato ad esempio da Sant’Agostino, che basandosi sullo studio della Genesi e del Vangelo di Giovanni intese Cristo come vera luce di conoscenza. La Parola di Dio in quest’ottica è ritenuta guida per l’uomo, poiché illumina la vita dalle tenebre del male.

È però con l’Illuminismo che la luce, intesa nel suo significato simbolico di portatrice di conoscenza, assume l’apice dell’importanza per la cultura e la filosofia. Durante l’“Età dei Lumi” la luce rappresenta la ragione, che rischiara la via all’uomo, permettendogli di liberarsi delle catene dell’oscurità rappresentata dal passato, ritenuto inaffidabile poiché corrotto da numerosi condizionamenti storici e culturali. Come sottolinea il noto illuminista Immanuel Kant nel suo “Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo?”, questo altro non è che “l’uscita dell’uomo da una condizione di minorità”. Si rifà quindi all’immagine della caverna platonica, ricollegandosi idealmente al classicismo e ai Greci, che per primi compresero che il sapere non è nulla se non parte dagli occhi.

A cura di Laura Murroni


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