La rubrica dedicata ai campioni del Gramsci-Amaldi.


Alla scoperta di un nuovo orizzonte

Il velismo, chiamato comunemente vela, è uno sport marittimo fisicamente e mentalmente complesso. Pensiamo a quanto può essere faticoso allenarsi ore e ore alla settimana buttati in mezzo al mare e fare persino gare, molto più lunghe, in condizioni meteorologiche che, sebbene si conoscano, non dipendono da noi. Difficile, no?

Come primo articolo a tema sportivo di quest’anno, Fuori-classe propone un’intervista a due ragazzi appena arrivati nella nostra scuola ovvero Francesco Daga, alunno della classe 1C Liceo Scientifico, e Angelica Perra, della 1B Liceo Classico, entrambi velisti. Francesco pratica la vela da soli cinque mesi, invece Angelica da due anni.
Qui di seguito la loro intervista.

Perché avete scelto questo sport?
A.P.: “Ho partecipato a un Campus estivo e da lì è nato tutto”.
F.D.: “Me lo ha proposto Angelica e sono contento di aver detto di sì”.

Che emozioni avete provato la prima volta che lo avete praticato?
A.P: “La primissima volta è stato un po’ deludente e traumatico, perché ero convinta fosse uno sport banale”.
F.D.: “Nuove energie, nuovi orizzonti. È come se mi si fosse aperto un mondo, perché, prima di allora, non avevo mai avuto l’occasione di salire su una barca a vela”. 

E adesso cosa provate?
A.P: “A distanza di due anni mi sento la mente più leggera e mi diverto di più”.
F.D.: “Adesso sento di essere più felice perché intraprendo uno sport in cui mi metto d’impegno e dove ci metto passione. Quando penso al fine settimana lo ricollego subito alla vela”.

Come vi sentite quando partecipate  delle regate, sia in Italia che non?
A.P.: “Ho imparato a non abbassare la guardia in qualsiasi regata, dalle regionali ai mondiali; inoltre le condizioni marittime non si possono controllare e, anche se si possono prevedere, bisogna essere pronti a tutto, quando ci si trova in mezzo al mare. La vela è uno sport che ti permette di osservare, a livello umano, la realtà che ci circonda. Ovviamente, rispetto a un regionale, i mondiali hanno una pressione psicologica maggiore. In linea massima sono abbastanza soddisfatta di tutto il mio percorso sportivo e sento di essere molto migliorata nell’ultimo anno”.
F.D.: “Facendolo da poco non ho potuto provare il brivido della competizione. Aspetto con ansia che arrivi questo momento per rendermi conto delle mi potenzialità e per mettermi alla prova”. 

Consigliereste questo sport ai vostri coetanei?
A.P: “Non lo consiglierei a chi ha in mente uno sport leggero, perché è ovviamente faticoso fisicamente, ma innanzitutto è faticoso mentalmente”.
F.D.: “Sì, perché per me la vela è uno sport liberatorio, mi ha fatto crescere mentalmente e mi ha fatto capire che raggiungendo passo passo degli obiettivi si può arrivare sempre più in alto”.

Cosa fate per concentrarvi prima di una regata?
A.P.: “Essendo una persona molto ansiosa cerco si pensare solo a quello che sto per fare. Un mio rituale portafortuna è quello di raccogliere una pietra e, se la perdo durante la regata, significa che era una giornata no”.
F.D.: “Per il momento nulla”.

Cambiereste mai sport?
A.P.: “Adesso per nulla, qualche mese fa molto probabilmente avrei detto di sì”.
F.D.: “No, perché vorrei almeno partecipare ai mondiali e, magari, arrivare alto in classifica”. 

Vorreste continuare la vostra carriera sportiva facendola diventare un vero e proprio lavoro?
A.P.: “No, perché, adesso, non mi reputo al livello necessario per avere una carriera lavorativa in futuro. Non è nei miei piani”.
F.D.: “No, ma vorrei praticarlo nel futuro come svago”.

Angelica, com’è nata la tua passione per la vela?
A.P.: “All’inizio era solo per svago, poi, essendo uno sport soggettivo e anche impegnativo, è diventata vera e propria dedizione. La considero come valvola di sfogo per liberare la mente”. 

Interviste a cura di Chiara Contu


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