La figura di Napoleone Bonaparte è conosciuta quasi universalmente: francese di nascita (corso per l’esattezza), grande condottiero, generale innovativo per l’epoca e “basso” di statura, anche se non lo era affatto: misurava quasi 170 cm di altezza; non tutti però sanno che egli si sentiva il nuovo Cesare e non solo a parole, ma anche nei fatti e nella cultura. In questo articolo si descriverà il rapporto tra lo stratega francese e la cultura greco-romana.

Nella giornata di martedì 9 maggio, tra le ore 9:30 e le 11:30, si è tenuta, nell’aula magna della nostra scuola, una breve conferenza su Napoleone e l’epoca neoclassica; tale evento è stato tenuto dal docente di Storia Romana Piergiorgio Floris, del dipartimento di Lettere, Lingue e Beni Culturali dell’UniCa e organizzata dal professor Cesare Bogazzi, docente di italiano, latino e geostoria del nostro liceo. La conferenza era divisa in due parti: la prima ora dedicata alla spiegazione dell’argomento, la seconda era di dibattito tra il docente e gli alunni coinvolti su temi riguardanti la Sardegna romana e in particolare il Sulcis.

Il professore ha iniziato spiegando il periodo storico poco precedente alla Rivoluzione Francese: il primo Settecento e l’Illuminismo; un’epoca dove la ragione venne messa al centro del mondo e come antidoto per ogni male causato dalle superstizioni del Medioevo. Cambiamenti nella cultura e nello studio del mondo sono i motori principali del secolo anche per le nuove scoperte in molteplici ambiti.

Proprio la riscoperta di due siti archeologici di epoca romana (Ercolano nel 1731 e Pompei nel 1741) saranno la “rampa di lancio” per uno studio moderno della storia e una ripresa dei valori tipici dell’arte classica anche al di fuori della mera arte; nacque così il movimento del neoclassico, di cui il più grande teorizzatore fu Johann Winckelmann con i suoi trattati.

È in questo contesto storico che Napoleone si forma e prende coscienza, e conoscenza, dei grandi generali e uomini del passato: Cesare, Alessandro Magno e molti altri, legge i trattati di Tucidide e Cesare, appassionandosi sempre più (si narra che leggesse un libro al giorno). Poi, nel 1789, la Rivoluzione prende piede e Napoleone partecipa attivamente agli eventi, dimostrandosi abile nel gestire situazioni critiche, come la rappresaglia cittadina, finché nel 1796 non diventa la figura più importante della Francia e ottiene il governo francese.

Qui il docente sottolinea l’importanza della formazione di Napoleone stesso, oltre al periodo storico e la Rivoluzione stessa: una moltitudine di valori politici dell’antica Roma si amalgamano tra loro durante l’intero periodo napoleonico, partendo dalle cariche di console prima e imperatore dei Franchi poi, la creazione di un codice civile unico per tutto l’impero, ricalcando quello romano e infine lo stile vero e proprio che egli fece adottare durante questo periodo per quanto riguarda l’arte in generale e le opere monumentali.

Non solo nei fatti ma anche negli scritti, in quanto Napoleone scrisse un diario personale e alcuni trattati in cui metteva il suo punto di vista sulle imprese degli antichi condottieri e gli errori da loro commessi. Per tutta la durata dell’impero napoleonico, il neoclassicismo ebbe vita facile, essendo l’unico stile adottato e, una volta che avvenne la disfatta del generale francese, questo stile entrò in decadenza e al suo posto il Romanticismo si sarebbe fatto strada in tutta Europa.

A cura di Francesco Contu